Perchè rientra nella formazione finalizzata all'utilizzo ed all'implementazione delle linee guida e dei percorsi diagnostico-terapeutici? è compito del pediatra di famiglia sospettare una aplv ma, assieme allo specialista ospedaliero allergologo, condividere sia un percorso diagnostico che deve essere svolto in ospedale nella sua parte finale di conferma con il test di provocazione orale, sia un percorso terapeutico che possa anche prevedere l'utilizzo di diete di esclusioni o, sempre in ambiente protetto, di metodiche per indurre la tolleranza all'alimento attraverso la desensibilizzazione orale. la dieta di esclusione è, almeno per ora ed in attesa di osservazioni validate, il vero trattamento e pertanto deve essere giustificata (con una corretta indicazione), opportunamente effettuata (valutando benefici e rischi) e limitata alla durata strettamente necessaria in quanto non è esente da potenziali incognite nutrizionali. perchè è d'interesse per il pediatra e il medico di famiglia? la prevalenza delle allergie alimentari in età pediatrica è in continuo aumento e si stima che fino all' 8% dei bambini al di sotto dei 3 anni soffra o abbia sofferto di tali disturbi. la forma più comune nei lattanti è rappresentata dall'allergia alle proteine del latte vaccino (aplv), con una prevalenza fra il 2 e il 6% nel primo anno di vita. la frequenza di tale patologia allergica la rende di osservazione quasi quotidiana per il pediatra ed il medico di famiglia. a fronte di questa consuetudine nel gestirla, ci sono novità sia per quanto concerne l'utilizzo di nuovi strumenti diagnostici come l'atopy patch test e i microarray sia per quanto concerne la terapia con l'uso di nuove formule alternative, come ad esempio il latte di riso, sia in relazione alla possibilità di modificare la prognosi della storia naturale dell'aplv attraverso la desensibilizzazione orale.