I comuni fattori di rischio cardiovascolare - tanto non modificabili: ereditarietà, sesso ed età; quanto modificabili e quindi per lo più conseguenti allo stile di vita tipico della cultura moderna "occidentale": obesità, dislipidemia, elevazione del livello pressorio, dismetabolismo dei carboidrati, sedentarietà e fumo di sigaretta - svolgono un ruolo fondamentale nell'indurre la comparsa della malattia aterosclerotica, come è noto prima causa di disabilità, morte e spesa sanitaria in italia.saper correttamente stratificare - nel singolo individuo - il rischio di conseguire un evento cardiovascolare è fondamentale per il medico che voglia studiare il paziente nella sua globalità.pertanto, in accordo con quanto indicato dalle più recenti linee guida, lo stesso medico, deve sia saper correttamente valutare i fattori di rischio più "rari", cioè non contemplati nelle comuni carte del rischio (vedasi: lo stress, la trombofilia, etc.), sia il danno d'organo conseguente alla presenza dei fattori di rischio cardiovascolare.solo dalla corretta valutazione di quanto sopra potrà derivare il corretto approccio al singolo fattore di rischio, al fine di garantire il miglior trattamento possibile e addirittura, la completa regressione fin nell'ambito della normalità pre-esistente.per tale motivo, anche al fine di poter stabilire la migliore terapia per il migliore controllo del rischio cardiovascolare, sarà di assoluto rilievo poter riconoscere il rischio individuale nella sua complessità e , pertanto, avere tutti i mezzi culturali e pratici più idonei per riconoscere il rischio nelle sue singole componenti (obesità, dislipidemia, elevazione del livello pressorio, dismetabolismo degli idrati di carbonio, sedentarietà e fumo di sigaretta) nel modo più adeguato. questo porterà indubbi vantaggi nella pratica clinica quotidiana in cui, come sappiamo, in atto generalmente non assistiamo nè ad una corretta stratificazione del rischio nè ad un suo corretto trattamento.